Gesù è Dio

2 - Gesù è Dio

 

Di solito quando si parla della SS. Trinità si inizia dalla prima Persona: il Padre. Noi partiremo dal Figlio: Gesù Cristo. Come cristiani sappiamo che Egli ci rivela il Padre, perché chiunque ha visto il Figlio ha visto anche il Padre (cf. Gv 8, 14).

Gesù ha affermato, in alcuni passi del Vangelo, di essere Dio.

Nel Nuovo Testamento si dice 42 volte che Gesù è Figlio di Dio. In Luca 22, 70 Gesù si dichiara Figlio di Dio: "Allora tutti esclamarono: Tu dunque sei il Figlio di Dio? Ed Egli disse loro: Lo dite voi stessi: io lo sono".

Essere figlio di qualcuno significa che sia il padre che il figlio sono della stessa natura; se il padre ha la natura animale, il figlio ha la natura animale; se il padre ha la natura umana, il figlio ha la natura umana; poiché Dio Padre ha la natura Divina, di conseguenza Gesù, essendo suo Figlio, ha la natura Divina (con il termine natura si intende sostanza).

Avendo entrambi la stessa natura Divina, possono entrambi fare le stesse cose (così come un figlio, con natura umana, può fare le stesse cose di un padre che ha la stessa natura umana): hanno la stessa potenza e quindi nessuno dei due è superiore all'altro. In poche parole il Figlio e il Padre hanno entrambi gli stessi poteri Divini. Come conseguenza se il Padre esiste dall'eternità anche Gesù Figlio esiste dall'eternità, insieme a Lui. Prima della sua incarnazione Gesù è presente come il Verbo incarnato. Nel grembo della Vergine Maria il Verbo ha acquisito, insieme alla natura Divina che già aveva, anche la natura umana. Il nome Gesù in ebraico significa JHWH (jhavhè) Salvo. Nell'Antico Testamento troviamo il nome di Emmanuele che significa Dio con noi, ed è riferito, nell'interpretazione cristiana, a Gesù. Analizziamo altri passi dei Vangeli:

Gv 10, 30: Io e il Padre siamo una cosa sola. Gesù e il Padre non sono la stessa persona ma hanno la stessa natura Divina.

Gv 14, 28: Avete udito che vi ho detto: vado e tornerò a voi, se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.

Gesù non vuole contraddire ciò che è stato affermato nel passo precedente; egli afferma che il Padre è più grande di lui perché al Padre, come specificità personale, appartiene la paternità mentre a Gesù la figliolanza. Non vi è differenza di divinità, ma di persona.

Gv l, 1.14: In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il verbo era Dio... E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo noi.

Il Verbo è Gesù che si è incarnato (si fece carne) nel grembo di Maria, ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Sostituendo al termine Verbo il nome Gesù avremo quanto segue:

In principio era Gesù (Gesù esiste dall'Eternità), Gesù era presso Dio (Gesù è distinto dal Padre, Lui è una persona e il Padre ne è un'altra) e Gesù era Dio (Gesù ha la stessa natura Divina del Padre).

Il testo originale, scritto in greco, si presenta così come descritto; i testimoni di Geova aggiungono l'articolo indeterminativo un dove non dovrebbe esserci, e così leggono: il Verbo (o Parola) era un dio. Facendo questa aggiunta vogliono far passare Gesù come un dio minore.

Gv 5, 18: Proprio per questo i Giudei cercavano di ucciderlo: perché non soltanto violava il Sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

I Giudei volevano uccidere Gesù per tre motivi:

l. Gesù violava il Sabato, durante il quale gli Ebrei non possono fare nessun lavoro; Gesù non solo predicava ma, di sabato, operava anche miracoli;

2.. chiamava Dio suo Padre; affermando così di essere della stessa natura di Dio;

3. si faceva uguale a Dio (Gesù avendo la natura divina è Dio).

Gv 5, 22-23: Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre.

Lo stesso onore che si deve dare al Padre, lo si deve dare anche al Figlio; Gesù è Dio come è Dio il Padre, perché avendo la stessa natura del Padre, Egli ha la stessa potenza e gloria. Merita, quindi, lo stesso onore del Padre.

Gv 8, 58: E Gesù: In verità, in verità vi dico: primo che Abramo fosse, Io Sono.

Abramo era vissuto più di 1000 anni prima di Gesù; dicendo in verità, Gesù fa un giuramento e afferma di essere prima di Abramo.

Grammaticalmente c'è però un errore in quanto Gesù avrebbe dovuto dire: "Prima che Abramo fosse, io ero". A cosa si riferisce IO SONO?

Gesù cita un passo dell'Antico Testamento e precisamente:

Es 3, 14: Io Sono Colui che Sono, dirai agli Israeliti: Io Sono mi ho mandato a te.

Io Sono è una forma verbale (presente del verbo essere).

Dio, che è infinito, non può essere racchiuso in un nome; utilizza una forma verbale perché il verbo esprime la natura (o essenza) del soggetto, ma non lo limita.

Il nome di Dio che si trova nella Bibbia originale scritta in ebraico (Antico Testamento) è composto da quattro consonanti, JHWH, che gli Ebrei non leggono. Per far capire, a coloro che leggevano, che si trattava del nome di Dio si sono aggiunte due vocali: la “A” di Adonai (che significa Signore) e la “E” di Eloim (che significa Dio). Noi cattolici leggiamo, con l'aggiunta di queste vocali, JHAWHE che non è il nome di Dio, ma una costruzione letteraria per leggere le quattro consonanti (Tetragramma) che compongono il nome di Dio.

Gesù usa quindi l'appellativo che Dio ha usato per se stesso; egli vuole far comprendere ai Giudei che è uguale a Dio.

Gv 14, 8-11: Gli dice Filippo: “Signore mostraci il Padre e ci basta”. Gli dice Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ho visto il Padre. Non credete che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me, il Padre che è in me compie le sue opere. Credetemi: Io sono nel Padre e il Padre è in me. Almeno credetelo a causa delle opere stesse.”

Gesù dice ai suoi discepoli che la natura del Padre è anche la sua; i discepoli non riescono subito a riconoscerlo come Dio perché Gesù si presenta nella natura umana.

Dato che i discepoli non riescono a vedere la natura divina, devono credere che Egli è Dio almeno per il fatto che Gesù opera miracoli (solo Dio può operare miracoli).

Gv 20, 28: Rispose Tommaso e gli disse: “Mio Signore e Mio Dio.”

Tommaso, pentendosi per ciò che aveva detto (al versetto 25 si mostra scettico nel credere che Gesù risorto sia potuto apparire ai discepoli), riconosce, alla vista del risorto, la divinità di Gesù. Infatti mio Signore e mio Dio non può essere un'espressione di stupore, ma è una richiesta di perdono unita ad un riconoscimento della Divinità di Gesù.

Il termine Signore, in greco Kyrios, S. Paolo lo usa esclusivamente per Gesù; il termine Dio invece, in greco Theos, lo usa solo per indicare Dio Padre.

Lc 23, 39-43: Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei il Cristo? Salvo te stesso e anche noi!” Ma l'altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni,' Egli invece non ha fatto nulla di male.” E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno.” Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso.”

Uno dei ladroni provoca Gesù chiedendogli di salvarsi e di salvarli se è davvero Dio; l'altro ladrone riconosce in Gesù Dio e gli confessa le proprie colpe dicendogli che è stato punito giustamente (fa una confessione). Subito dopo aver riconosciuto che è Dio il ladrone lo chiama Gesù chiedendo a lui il dono della vita eterna, perché capisce che essendo Dio non può morire.

Un punto delicato si tocca nel versetto 43 quando Gesù dice al ladrone che sarà in Paradiso con Lui; questa frase ha due diverse traduzioni:

1. In verità ti dico oggi, sarai con me in Paradiso.

2. In verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso.

1. Questa è la tesi affermata dai testimoni di Geova che spostando una virgola cambiano il senso della frase. Come scritta al punto l, la frase ha questo senso: Oggi ti dico che in un futuro prossimo sarai in Paradiso con me. I testimoni di Geova non credono che dopo la morte del corpo l'anima va in Paradiso; secondo loro l'anima non esiste, ma solo alla fine del mondo risorgerà il nostro corpo nel giorno del Giudizio Universale (allora si andrà in Paradiso, prima no!).

2. Questa è la tesi dei cattolici; il senso della frase al punto 2 è questo: In verità ti dico che oggi stesso sarai con me in Paradiso. L’anima va subito in Paradiso e solo nel giorno del Giudizio Universale risorgerà il nostro corpo.

La tesi giusta è quella dei cattolici (numero 2 ); ciò si può dire consultando la versione originale greca del Nuovo Testamento.

Fil 2, 6: ...il quale, pur essendo di natura divino non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.

Gesù è di natura divina e, nonostante fosse uguale al Padre nella natura, non ha rifiutato di obbedire al Padre e renderci nota la sua divinità.

Fil 2, 7: ...ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo diventando simile agli uomini.

Gesù ha assunto la natura umana (si è fatto simile agli uomini).

Fil 2, 8: ...apparso in forma umana umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, alla morte di croce.

Gesù si è umiliato facendosi uomo, inoltre ha obbedito al Padre. Obbedire deriva dal latino Ab-Audire (da ascoltare); quindi ha il senso di saper ascoltare. Gesù ha saputo ascoltare il desiderio del Padre, salvare l'umanità, anche fino alla morte sulla croce.

Fil 2, 9: Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome.

Se Gesù è uguale a Dio Padre nella natura, perché il Padre lo ha esaltato? Il Padre ha esaltato Gesù costituendolo nella signoria su tutto il creato.

Fil 2, 10: ...affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto la terra.

Il Padre ha esaltato Gesù cosicché, nel nome di Gesù, tutta la creazione, tutte le creature si inginocchiano (segno di adorazione); si inginocchiano nei cieli (gli angeli e i santi), sulla terra (gli uomini), e come segno di sottomissione sotto la terra (i demoni).

Fil 2, 11: ...e ogni lingua confessi: Gesù Cristo è Signore a gloria di Dio Padre.

Tutti devono affermare che Gesù è Signore; S. Paolo, come già detto, il termine Kyrios lo usa solo per indicare Gesù.

Tutti devono affermare che Gesù è Dio.

Col 2, 9: È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità.

Nel corpo di Cristo c'è la divinità in tutta la sua pienezza (tutto Dio). Gesù non può essere inferiore al Padre, perché Gesù è Dio completo in tutta la sua sostanza, in tutti i suoi poteri e in tutta la sua gloria.

Col 1, 15: Egli è l'immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione.

L’immagine non è altro che la riproduzione identica di una cosa; Gesù è quindi riproduzione identica del Dio invisibile (Dio Padre).

Gesù è stato generato (anche nel Credo diciamo generato e non creato): che differenza c'è tra generare e creare?

A livello umano:

1. generare significa comunicare ad altri una cosa che già si possiede;

2. creare significa trarre fuori dal nulla.

A livello divino Gesù è stato generato dall'eterno, vale a dire esiste da sempre con il Padre ed ha in sé ciò che il Padre possedeva e gli ha comunicato. Si può prendere un esempio umano come il rapporto che c'è tra la mente ed il pensiero: non esiste un pensiero se non c'è una mente che lo pensa; nel momento che c'è la mente, c'è anche il pensiero perché non esiste una mente che non pensa (se non pensasse non sarebbe mente). Trasportando il discorso a livello divino si ha che Dio Padre e Gesù Dio esistono da sempre insieme.

Eb 1, 3: Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con lo potenza dello sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, si è assiso alla destra dello maestà nell'alto dei cieli.

Gesù è irradiazione della gloria di Dio, ma ben più importante, Egli e impronta della sua sostanza. L’impronta non è altro che una riproduzione identica e la sostanza (o natura, come è stato già accennato precedentemente) è l'essere proprio della persona; abbiamo quindi che Gesù è la riproduzione identica dell'essere proprio di Dio.

Eb 1, 5: Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato?

Solo Gesù può dirsi Figlio di Dio in quanto è stato generato dall'eterno; gli angeli sono stati invece creati nel tempo; Gesù è, quindi, superiore agli angeli per il fatto stesso che il Padre gli ha comunicato la natura divina (vedi generazione).

Noi uomini, in quanto creati, siamo figli di Dio adottivi; Dio ci ha adottati quali suoi figli grazie alla morte e resurrezione di Gesù.

Eb 1,  6: E di nuovo quando introduce il Primogenito nel mondo dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio.

Gli angeli devono adorare Gesù in quanto è Dio; lo stesso Padre afferma che Gesù è da adorare, quindi ha la sostanza divina.

Eb 1, 8: ... del Figlio invece afferma: Il tuo trono, o Dio, sta in eterno.

Questo è un passo molto chiaro; il Padre dice con chiarezza che Gesù è Dio (lo chiama Dio) e afferma inoltre che esiste da sempre (in eterno).

Cosa significa adorare, e venerare, nella nostra fede?

Adorare vuol dire: riconoscere la supremazia di Dio (quindi si adora solo Dio, o più precisamente solo la Santissima Trinità).

Venerare vuol dire: portare rispetto ad una persona meritevole, piena di virtù (i Santi, la Madonna...).

Mt 2, 2: Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo.

I Magi, che rappresentano il mondo pagano in quanto non erano Giudei e quindi non credevano in Dio Padre, riconoscono in Gesù Dio, in quanto lo adorano.

Mt 2, 11: Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo odorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

Ancora una volta i Magi fanno dei gesti che possono essere fatti solo nei confronti di Dio; infatti si inginocchiano e adorano Gesù.

Successivamente regalano a Gesù tre oggetti ed ognuno di questi ha un significato particolare:

1. Oro, perché riconoscono Gesù come Re;

2. Incenso, perché riconoscono Gesù come Dio (l'incenso si dà solo a Dio e serve per l'adorazione);

3. Mirra, perché riconoscono Gesù come uomo (la mirra è un'erba che si usava per i morti).