Mi chiamo Francesca,

ho 35 anni. Della mia infanzia il ricordo più dolce è quello di mia madre che, a mani giunte, ci insegnava le preghiere della sera… Già in quei momenti sentivo di amare Gesù. Forse perché quando si è piccini è facile amare, in virtù dell’anima che conserva un fresco candore, ancora non macchiato dal peccato del mondo e della carne.

La mia infanzia non è stata difficile: Mia madre era tutta coccole e tenerezza, mio padre dimostrava il suo amore con la sua presenza in casa, col portarci fuori ogni fine settimana, col prepararci il pranzo al ritorno da scuola, ma non riusciva a dirci “Ti voglio bene”, ne ad abbracciarci forte a sé. E queste effusioni io le ho sempre desiderate, pretese, al punto di colpevolizzarlo duramente per non avermele donate. Il vuoto d’amore che sentivo da parte di mio padre, reso ancor più amaro dal suo atteggiamento severo, creò, col crescere, ferite sempre più profonde che scolpirono in me l’erronea idea che mio padre non mi amasse.

Avevo 16 anni quando una mia disobbedienza ai suoi ordini mi costò ferite, nell’anima e nel corpo, mentre a lui… costò ancor di più, divenendo, questa, la goccia che spinse mia madre a chiedere la separazione. Io rimasi “a guardare”, nonostante mio padre mi avesse più volte chiesto di provare a mettere pace fra loro, anzi mi schierai dalla parte di mia madre, nel modo più subdolo ed infido possibile.

(Il Male ci aveva rese cieche e ci usava per infilare lame nel cuore di mio padre, mentre in noi rafforzava la convinzione che lottavamo per ciò che era “giusto”).

Quando mio padre se ne andò di casa fu il giorno più triste della mia vita: Per la prima volta lo vidi piangere e poi sparire nella solitudine e nel dolore più profondo. Cominciai a colpevolizzarmi per non averlo aiutato quando ancora era tempo...

Oggi comprendo mio padre e so che, dietro la sua “chiusura” all’amore, si cela un passato di estrema sofferenza che lo ha “segnato”.

Può un bambino che non ha mai ascoltato un linguaggio d’amore conoscere tali parole?… No! 

Può imparare ad abbracciare, ad accarezzare, a dire “ti voglio bene” se nessuno glielo ha mai insegnato?... No!

Per questo io  non avrei dovuto pretenderlo da mio padre.

Frequentando il gruppo ho appreso che l’esperienza può portare a due strade:

Essa può INSEGNARE, oppure SEGNARE. E mio padre, purtroppo, è rimasto “segnato.”

Solo Gesù, col Suo immenso amore, può curare le ferite del suo cuore, affinché la sua anima, massacrata dalla solitudine e dal gelo, possa finalmente “scaldarsi” ed esultare nella gioia di sentirsi amati e coccolati.

Sono cresciuta giudicando mio padre, massacrando in tal modo la sua anima e la mia. Ma oggi Gesù mi ha aperto il cuore, e mi ha insegnato a non giudicare gli altri per i torti che subiamo, ma piuttosto a COMPRENDERE i motivi che hanno potuto portare il prossimo a sbagliare, e ancora prima a guardare dentro “noi stessi” per analizzarci “anzitutto NOI” in profondità.

Aprendo gli occhi alle nostre limitazioni, ai nostri errori, sapremo accettare anche quelli degli altri ed impareremo a non puntare mai il dito verso di loro.

Da sempre Gesù bussava alla porta del mio cuore per offrirmi la Sua Pace, il Suo Amore, ma io, ostinata e cieca, non l’aprivo, e rimanevo incatenata nella più totale solitudine ed insoddisfazione.

Con la separazione dei miei la nostra vita si sconvolse: Ribellioni, litigi, odio, Ira… La nostra casa divenne un inferno!

Abbandonai gli studi, dominata dalla mia debolezza, ed in pochi giorni sentì crollare il mondo su di me:

Senza più una sorella con cui conversare, ne una madre su cui contare, e senza più nemmeno un padre, (a cui scaricavo la colpa della mia solitudine per aver “accettato” la separazione ed avermi abbandonata in quell’Inferno), entrai  in una dolorosa depressione ...

La Ribellione accecava la mia mente… Conobbi l’Ira e tutti i tormenti che essa comporta... Ed un solo desiderio entrava nel mio essere: Fuggire via da tutto e da tutti.

(Oggi comprendo che non era la casa ad essere dominata dal Male, bensì noi, povere anime prive di Gesù, e perciò facili prede per il Demonio che si “alimentava” dei nostri rancori, del nostro odio, dei nostri peccati per distruggerci sotto il suo insopportabile e crescente “peso”).

Entrai nel vortice della bulimia, sprofondai tra le illusioni della cartomanzia… Rimasi vuota, completamente vuota, e sempre più disperata, ricorsi ai farmaci, guidata dal solo desiderio di dormire…

La mia anima piangeva, tormentata dalle angosce che solo chi è lontano da Dio può provare. Non ne potevo più… Volevo uscirne fuori ma non trovavo la strada…

Desiderai morire, e mi abbandonai all’oscurità…

Quando riaprii gli occhi vidi un infermiera che mi stringeva la mano, e compresi che Dio aveva avuto Pietà di me.

Conobbi Anna che riportò l’amore di Gesù nella nostra casa. A poco a poco si scrostò il veleno che la Serpe aveva seminato nella nostra famiglia e riuscì fuori il Calore di Dio Che noi avevamo sotterrato, ma Che Lui non aveva mai rinnegato. E compresi il significato delle parole di Gesù:

“Porgere l’altra guancia”, ossia “rimanere lì, fermi, anche quando ci rinnegano, in attesa che il peccatore si penta e chieda “Perdono”; Rimanere lì affinché, in quell’esatto momento della Rinascita, il cuore pentito del peccatore possa ritrovare consolazione nell’amore dell’offeso che altro non desidera che festeggiare “insieme”, con i cuori all’unisono,  l’Amore Divino e fraterno. 

Quale gioia celestiale!

La mia adolescenza è stata sofferta, è vero, ma da quel buio ne è uscita una Luce che ancora oggi mi guida: La certezza che Gesù mi ama.

Realizzata nella mia Professione Infermieristica partii per il Brasile, per unirmi al mio ragazzo e realizzarmi nell’amore e nella famiglia. Dal nostro matrimonio nacquero due frutti, ardentemente desiderati, ma questo non impedì una mia depressione post-parto e le sue tristi conseguenze…

La mia immaturità mi impediva di assumermi ogni responsabilità e questo aggravava la mia situazione.

Mi ribellai al mio ruolo di madre e di moglie, guidata solo dal mio enorme egoismo e, a poco a poco, entrai  in una fitta rete demoniaca senza neppure rendermene conto…

Ad aprirmi gli occhi furono il terrore che provai nella scomparsa delle  mie figlie, e la gioia esultante nel ritrovarle poi, grazie alla Misericordia Divina. E ciò ancora non mi fu sufficiente: Nuove sofferenze dovettero entrare nel mio cuore perché io COMPRENDESSI meglio… Dovetti rischiare di perdere TUTTO, ma proprio tutto, per poter vedere con occhi nuovi, ed apprezzare i preziosissimi doni che Dio mi aveva concesso.

Chiusa nel mio “io” avevo massacrato e quasi distrutto la mia famiglia, quel “nido” ove gli uccellini, sofferenti e abbandonati, si sforzavano di “sopravvivere” nella loro solitudine.

Un pomeriggio la mia anima, dopo aver toccato il fondo, pianse, ma tanto profondamente che io sono riuscita ad ascoltarla… (Non trovo altre parole per descrivere il suo “pianto”):

Sentivo che Gesù mi stava aprendo gli occhi al Peccato che aveva quasi ucciso la mia anima, e mentre lo faceva, nel contempo, mi  sorreggeva,  per sopportare il dolore della CURA che tale visione provocava.

La contrizione ed il dolore erano necessari per arrivare successivamente alla guarigione, e Gesù era sempre lì, col suo Abbraccio d’amore Consolatore… Senza di Lui sarei morta. Ma com’è vero che un chicco di grano deve morire a se stesso per poter germogliare!

Lo scoprirmi così miseramente “peccatrice” mi ha resa assetata dell’aiuto Divino, e questa sete non è mai diminuita ma cresce col trascorrere della mia vita.

In quel fiume di lacrime che lavava la mia anima presi il S. Rosario fra le mani e cominciai a pregare (erano più di 5 anni che non recitavo la Corona) e con gioia e commozione realizzavo che Maria accoglieva le mie preghiere, trasmettendomi una pace interiore indescrivibile.

Successivamente cominciai a leggere “Il Poema dell’Uomo-Dio” e quanto più leggevo su Gesù tanto più mi innamoravo di quell’Uomo semplice, puro, tutto dolcezza e amore, tutto “Dio”.

Tornai a frequentare la S. Messa e fui accolta dalla Chiesa con amore, con grande misericordia e con festosità. Compresi la parabola del Figliol Prodigo… “ il Padre aveva realmente mandato tanti Suoi servi ad aiutarmi, a rivestirmi, a festeggiarmi, perché finalmente ero tornata a Lui”.

Parlando con Anna appresi dell’umile gruppo di preghiera che aveva iniziato, in Colle Fiorito, e dei bellissimi frutti che in esso si erano maturati.

Com’era bello scoprire che il Signore aveva riportato la Pace e l’Amore a molte donne e famiglie disastrate!

Io sentivo di appartenere a quel gruppo.

Anche io ero un alberello bisognoso di cure per poter dare i frutti del Signore, ed Egli, Medico per Eccellenza, mi conduceva ad Anna, Sua discepola, Sua infermiera.

Sono passati degli anni ma Anna e tutto il gruppo continuano ancora oggi ad essere quei servi che il Padre manda per  “aiutare a rivestire” tutti quei figli che a Lui vogliono ritornare.  E si diventa, tutti uniti, infermieri al servizio di Dio, ognuno con le proprie miserie, con le proprie debolezze umane, ma proprio per questo tutti uguali, tutti fratelli nell’Amore di Cristo, il nostro Salvatore.

Si cammina tutti insieme, si cade anche, è vero! Ma le cadute sono necessarie per farci mantenere i piedi per terra, per far cader ogni traccia di Superbia che costantemente vuole trascinarci via dal Santo cammino.

Quando si cade fa tanto male è vero… è doloroso vedersi fragili nella Carne e scoprirsi nuovi crocifissori di Gesù! Eppure Lui è lì che ti stende la mano per rialzarti, per dirti con Amore: “Coraggio, alzati,  non fermarti. Ti amo tanto... Non voglio che la tua anima si perda per sempre. Ti aiuto Io. Portiamo la croce INSIEME”.

Come si può non amare tanta Perfezione di Amore e Dolcezza?

Senza Gesù io... “sopravvivevo” alla vita. Ora io… “vivo” la vita.

Il mio cammino è iniziato. Ma la conversione non è un “attimo”, è un percorso COSTANTE, che mai deve fermarsi! Il Male, con  i suoi Spiriti maligni, non si riposa mai, al contrario! Essi lavorano instancabilmente per rubare alle anime la loro unica, vera gioia, quella Eterna, e mai si fermerà, sino alla fine dei Tempi.

Ma la cosa bella che ho compreso è che il Male da solo non può nulla! Ha bisogno del nostro consenso per distruggerci. Per questo si adopera senza sosta per indebolirci in ogni aspetto. Fa di tutto per farci decadere nella nostra dignità. Attenzione a non cadere in tale vile inganno!

Dobbiamo ricordarci sempre che il Padre Celeste ci Ama Immensamente, a tal punto d’aver mandato il Suo Unico Figlio a salvarci, per mezzo della Sua Morte di Croce.

Quanto Amore riversato su di noi, insignificanti creature! Ma è in virtù di tale Amore che ognuno di noi diviene un “principe” o una “principessa”… per trasformarci dobbiamo solo CREDERE in Lui, ed affidarci a Lui con tutto il nostro cuore, nulla più! Il resto… lo farà Dio Padre in ognuno di noi…

Noi non dobbiamo fare altro: solo VOLERLO (la “chiave”… è il nostro desiderio).

Se desideriamo ardentemente la nostra Rinascita il Signore ce la concederà, sostenendoci col Suo Amore e con le preghiere di tutti i nostri fratelli.

Chiediamo fiduciosi a Maria, la nostra Madre Celeste, di intercedere per noi, come intercedette a Cana. Lei non ci negherà il Suo Aiuto, perché Gesù, Suo Figlio, nel Suo testamento d’Amore, ci ha affidati a Lei Che, con una spada nel Cuore, ha detto “Si”.

Guardando il passato posso dire che il Signore ha fatto grandi cose in me, e la mia anima ringrazia Dio,  il mio Salvatore.

La mia vita si è completamente trasformata: Ho abbandonato il Peccato e mi lascio guidare da Gesù contro ogni “lotta” quotidiana.

Non sono perfetta, non posso esserlo, sono umana… Cado, è vero, ma subito mi rialzo, perché in me non è il desiderio di cadere, bensì solo quello di fare la Volontà di Dio. E se la mia miseria umana mi fa inciampare, le cadute servono a ricordarmi che, pur volendo seguire Dio, da sola non posso farlo, perché sono fragile ed ho bisogno del Suo costante Sostegno.

Nulla posso senza il mio Dio, il mio Tutto.

Soffro nel vedermi vacillare e cadere, perché ho timore di dispiacere al mio Dio, e vivo nelle parole di S. Paolo, ancora oggi più “vere” che mai: “Non il bene che voglio fare faccio, ma il male che non voglio fare…”

Tuttavia non mi sento “schiacciata” dalla mia miseria umana e non cado nella disperazione perché so che Dio mi ama, conosce le mie debolezze e legge i desideri del mio cuore. Lui sa quanto  vorrei essere perfetta, perché Lui mi ha creata, ma se mi lascia queste spine… è sicuramente per il mio bene.  Confido pienamente nel mio Creatore e nella Sua opera di redenzione in me.

L’anima mia è un vaso di alabastro, e le Sue mani Divine ne creano la forma più giusta per poterLo contenere.

Ed io desidero  essere svuotata da tutto ciò che è impuro e tenebroso, per poter essere riempita solo del Suo Amore. E desidero che il Suo Calore trabocchi dal mio piccolo vaso per scaldare tutti quelli che mi vengono messi accanto… Non c’é cosa più bella che divenire strumenti d’amore nelle mani di Dio, e gioire, all’unisono, ad ogni “rinascita” alla Vita.

Quando si riceve Amore gratuitamente non si può fare a meno di condividerlo con gli altri.

Questo è il segreto della felicità.

Oggi posso asserire che “non esiste gioia più perfetta del vivere in Grazia di Dio.”   

Desidero a tutti la Pace e la benedizione di Gesù.

Giovedì 12 febbraio 2009

Francesca.